| SCOPERTO
UN NUOVO PIANETA CIRCUMBINARIO
di Danila Zappalà
E’ stata scoperta in questi giorni l’esistenza di un nuovo
pianeta extrasolare che, proprio come il pianeta natale di Luke
Skywalker “Tatooine” della famosissima serie Guerre
Stellari, orbita intorno a due soli. Si, proprio così. Il
pianeta che orbita intorno al sistema
binario 12644769, che è formato da due stelle che ruotano
intorno ad un baricentro comune, vede sorgere e tramontare all’orizzonte
non uno ma ben due soli splendenti. Ve lo immaginate
lo spettacolo?A compiere questa straordinaria
scoperta è stato il telescopio
spaziale Keplero che, ormai da qualche anno, scandaglia il cielo
notturno in direzione delle costellazioni del Cigno
e della Lira
(ben visibili nel cielo notturno nel periodo estivo) monitorizzando
i cicli orbitali di circa 155.000 stelle.
Il singolare sistema planetario è stato
individuato, infatti, in seguito all'analisi del complesso schema di
variazioni di luminosità e di eclissi delle stelle esaminato
grazie alle immagini fornite da questo modernissimo telescopio. Keplero-16b,
così si chiama il nuovo pianeta extrasolare, appartiene alla
classe dei cosiddetti “Giganti gassosi”, che sono pianeti
simili a Giove
e Saturno.
Questi pianeti si chiamano così perché, qualora la loro
massa gassosa fosse stata anche di poco superiore a quella effettivamente
posseduta, il rapporto pressione/temperatura, all’interno del
loro nucleo, avrebbe dato luogo ad una serie di reazioni termonucleari
che li avrebbero fatti “accendere” trasformandoli in vere
e proprie stelle. Non
a caso, infatti, questi pianeti sono soprannominati “stelle mancate”.
Se Giove, per fare un esempio, avesse avuto una massa leggermente superiore
a quella che ha e, dunque, si fosse “acceso”, avviando al
suo interno le reazioni termonucleari di fusione dell’idrogeno
in elio, avrebbe cominciato ad orbitare intorno al Sole modificando
del tutto l’attuale struttura planetaria del Sistema Solare che
avrebbe avuto, al pari di tanti altri Sistemi nella Galassia, non una
ma ben due stelle al suo centro. Nello specifico, Keplero-16b, situato
a circa 200 anni luce dalla Terra, è un pianeta gassoso che ha
una massa pari ad 1/3 ed un diametro pari a 3/4 di quelli di Giove.
Orbita intorno alle sue due stelle alla stessa distanza che separa Venere
dal Sole e compie un giro completo intorno al sistema stellare binario
in un periodo che oscilla tra i 230,3 e i 221,5 giorni. Al contrario,
invece, le due stelle “madri” impiegano circa 41 giorni
per orbitarsi intorno, ruotando assai più velocemente del loro
piccolo pianeta ad una distanza media di 34 milioni di chilometri l’una
dall’altra. Se Kepler-16b, più piccolo e più denso
dei nostri Giove e Saturno per la maggiore presenza al suo interno di
metalli pesanti, si fosse “acceso”, al posto del sistema
binario 12644796 avremmo avuto un sistema formato da tre stelle in rotazione,
l’una intorno all’altra, in perfetto equilibrio. Poiché
entrambi i soli di Kepler-16b sono più piccoli e freddi del nostro
Sole, la temperatura superficiale del pianeta è più bassa
di quella terrestre, ed oscilla fra i -170 e i -200 gradi Kelvin. Sistemi
stellari binari con al seguito un sistema planetario erano già
stati individuati in passato, ma questa è la prima volta che
si scopre un pianeta che, anziché orbitare intorno ad una delle
due stelle, ruota contemporaneamente intorno ad entrambe.
"Trattasi di una scoperta sorprendente”
ha dichiarato Alan Boss, del Carnegie
Institute di Washington, che con gli scienziati dello Harvard-Smithsonian
Center, della Yale University e di altre istituzioni coordinate da Laurance
Doyle del SETI Institute (USA) firma un articolo pubblicato sulla famosa
rivista scientifica americana Science. “Ancora una volta”,
continua Alan Boss, “ciò che fino a poco tempo fa si riteneva
fantascienza è diventato realtà".
Ma… E’ possibile che si
tratti di un pianeta abitato? Difficile dirlo. Però, se si considera
che alcune immagini all’ultravioletto riprese dalla sonda Galileo,
inviata intorno al
Gigante del Sistema Solare qualche anno fa, sembrerebbero evidenziare
la presenza di composti organici complessi, sintetizzati in un ambiente
atmosferico caratterizzato da scariche elettriche temporalesche e dalla
presenza di grandi quantità di metano, ammoniaca, idrogeno e
solfuro d’idrogeno, che sono gli stessi elementi che hanno favorito
lo sviluppo della chimica organica sulla Terra, è facile comprendere
come le speculazioni di alcuni scienziati come Carl
Sagan ed Ed Selpiter, che ancor prima di queste scoperte avevano
ipotizzato la possibile esistenza di creature viventi sui pianeti gassosi,
non sembrano poi così pazzesche. Se a ciò si aggiunge
che l’alta atmosfera di Giove, così come quella di quasi
tutti i pianeti gassosi conosciuti, essendo caratterizzata dalla totale
assenza di ossigeno e di composti ossigenati, non è poi così
diversa da quella della Terra primordiale, in cui sappiamo essersi sviluppate
le prime forme di vita, il dado è tratto. L’unica differenza
è che sulla Terra i materiali organici, sintetizzati dai fulmini
terrestri, si accumulavano e sviluppavano nel cosiddetto “Brodo
Primordiale”, mentre nel caso dei pianeti gassosi l’unica
possibilità è che questa chimica organica si sviluppi
nei loro ambienti atmosferici. Per forme di vita la cui chimica organica,
come nel caso terrestre, è basata sul carbonio, però.
Ma scienziati come Carl Sagan ed Ed Selpiter,
che hanno ipotizzato l’esistenza
di creature viventi su Giove, non parlavano di forme di vita basate
sul carbonio. In realtà, non hanno mai inteso riferirsi apertamente
a nessuna chimica ben precisa, ma soltanto a forme di vita la cui chimica
è diversa da quella del carbonio. Tutti gli Accademici, infatti,
come anche Sagan e Selpiter, sono ben consapevoli del fatto che intelligenze
o civiltà tecnologicamente evolute potrebbero benissimo non aver
bisogno di un pianeta di tipo terrestre per sopravvivere e nemmeno di
una chimica del carbonio, che potrebbe, per esempio, essere sostituita
da una chimica del silicio. Lungi dall’essere un fenomeno locale
ed eccezionale, l’esistenza di numerose altre forme di vita nell’universo
sembra essere, dunque, una potenziale realtà scientifica.Ma l’uomo
è davvero pronto ad accettare questa eventualità?Questo
io non lo so. So soltanto che quando le calde sere d’estate alzo
gli occhi al cielo per contemplare, in silenzio, le meraviglie dell’Universo,
estasiata dallo spettacolo che si mostra ai miei occhi, avverto un tale
senso di pace e di tranquillità che, per un istante, tutta la
solitudine e la tristezza che, a volte, mi porto nel cuore come d’incanto
svaniscono, per lasciare il posto ad un sentimento di fratellanza e
di comunione universale.
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