![]() |
|
IL SIGARO VOLANTE DEL PROF. ROTA (Fece davvero volare nel 1915 dei velivoli grazie all’elettromagnetismo?) di Salvatore Giusa Un noto programma televisivo di rai2, Mixer del 1996, dedicava un intero servizio ad un’interessante vicenda dai possibili e clamorosi sviluppi che facevano pensare ad una progettazione ed una realizzazione, per poi arrivare fino al volo, d’oggetti volanti di forma sigariforme, molto simili agli Ufo di oggi. Agli onori della cronaca dell’epoca giungeva un oscuro personaggio: l’ingegner Augusto Rota. Questa straordinaria vicenda è emersa il 26 febbraio 1996, grazie ad un gruppo di archeologi subacquei di Ribera (AG). Domenico Macaluso e Raimondo Lentini, durante le ricerche volte ad identificare una nave affondata agli inizi del secolo scorso e proveniente da Marsiglia, trovarono all’interno di questa, in una cassa, un volume che conteneva i numeri della rivista Patria e Colonie, edita sin dal 1912 dalla Società Nazionale Dante Alighieri. All’interno di queste riviste era pubblicata una corrispondenza uscita nell’estate del 1915 sul parigino Le Matin: Risiede attualmente a Marsiglia l’ingegnere italiano prof. Rota il quale avrebbe fatto una sorprendente scoperta risolvendo il problema dell’immobilità assoluta dei corpi nello spazio. Il prof. Rota avrebbe inventato un apparecchio che trionfando sulla legge di gravità si potrebbe tenere immobile nell’aria ad un’altezza di 500-600 e anche fino a mille metri d’altezza e sarebbe capace di portare un peso considerevole, mentre si potrebbe imprimere all’apparecchio una velocità prodigiosa e in qualsiasi direzione o fermarlo in qualsiasi punto, tutto ciò, beninteso, senza motore meccanico di sorta ma, semplicemente, con l’impiego delle onde hertziane. Sono state fatte esperienze che hanno dato buoni risultati e altre saranno eseguite a Marsiglia stessa con l’apparecchio avente la forma di un sigaro di quattro metri di lunghezza, 75 centimetri di diametro e un peso di 95 chilogrammi. L’apparecchio può sollevare 45 kg e rimane 24 ore per aria allontanandosi fino a 200 chilometri dal punto di partenza. Ma chi era Augusto Rota? I
giornalisti della redazione di Mixer si misero subito al lavoro e
arrivarono presto ad un’identificazione. Si sarebbe trattato
di Augusto Rota, nato a La Spezia il 18 giugno 1894 e deceduto, come
risulta dall’anagrafe del comune, per polmonite a Castelrotto
(Bolzano) il 30 luglio 1922. Il Rota era ufficiale del genio navale
ed è giunto fino al grado di capitano e addetto all’Istituto
Sperimentale Aeronautico del Regio Esercito da cui ancora non si era
separata l’arma azzurra divenuta autonoma soltanto nel 1923.
Tra il 19 e il 21 diede alle stampe una serie di saggi d’ingegneria
aeronautica, lavori piacevoli per quei tempi ma troppo incompatibili
con la tecnica di allora. Se Rota riusciva a far volare oggetti sigariformi
a quell’epoca si possono forse spiegare alcuni avvistamenti
che avvenivano in quel periodo? Ed è forse uno di questi oggetti
costruiti dal Rota a cadere in Lombardia negli anni trenta? Dobbiamo
impegnarci a trovare qualcosa di più riguardante questa straordinaria
storia, anche perché, se sarà vera, si potrà
comprendere qualcosa di più di quello che avveniva all’inizio
del secolo scorso per quanto riguarda gli oggetti volanti non identificati.
|