| C'E' VITA SU GIOVE?
Le affascinanti ipotesi sulla possibile esistenza
di forme di vita sul Gigante Gassoso del Sistema Solare.
di Danila Zappalà
E’ il 7 Dicembre 1995 e sono le
23 : 04. Presso il Jet
Propulsion Laboratory di Pasadena, in California, la tensione degli
scienziati è fortissima. Su
Giove,
il Gigante gassoso del Sistema Solare, infatti, per la prima volta nella
storia dell’esplorazione spaziale, sta per penetrare la piccola
capsula spaziale Probe, carica di sofisticatissimi strumenti elettronici,
per studiare, nel dettaglio, le caratteristiche chimico – fisiche
del pianeta. Probe, inviata nello spazio con la sonda GALILEO,
non è potuta “atterrare” su Giove perché trattasi
di un grande pianeta gassoso, con un piccolo nucleo denso al suo interno
la cui composizione è formata soprattutto da Ferro e Silicati.
Tuttavia, ha “toccato” il pianeta poco sopra il suo equatore,
con un’inclinazione di circa 8° e ad una velocità di
circa 170.000 Km/h. L’attrito con l’atmosfera
gioviana ha riscaldato lo scudo termico della capsula fino a 12.000°C,
cioè il doppio della temperatura superficiale del Sole che si
aggira, appunto, intorno ai 6.000°C. Tuttavia,
non l’ha danneggiata, grazie anche ad una forte decelerazione
(230 volte maggiore della gravità terrestre) che ne ha diminuito
la velocità fino a circa 3.000 Km/h. Con
una pressione atmosferica pari a 0,3 Atm, un piccolo paracadute ne ha,
poi, ulteriormente rallentato la discesa, consentendole, così,
di compiere tranquillamente le sue osservazioni per studiarne l’ambiente
che la circondava. Fu così che la piccola piattaforma spaziale
Probe, equipaggiata per l’analisi dell’atmosfera di Giove,
cominciò ad inviare dati alla Terra affinché gli scienziati
potessero studiarli, nell’intento di far luce su molti degli aspetti
ancora oscuri che circondano questo magnifico pianeta. I
dati inviati da Probe, ovviamente, riguardano soltanto un sottile strato,
rispetto all’immensa profondità dell’atmosfera di
Giove; tuttavia ci hanno consentito di verificare scientificamente gran
parte delle ipotesi teoriche sulla struttura e la composizione del pianeta.
Nello specifico, ci hanno consentito di verificare
scientificamente che Giove, con un diametro equatoriale di 12.800 Km,
ha un volume di 1317 volte maggiore di quello terrestre ed una massa
mille volte inferiore a quella del Sole. Questo,
ha impedito al pianeta di “accendersi” per diventare una
stella vera e propria. Se Giove si fosse “acceso”,
avviando al suo interno le reazioni termonucleari di fusione dell’idrogeno
in elio, infatti, avrebbe cominciato ad orbitare intorno al Sole modificando
del tutto l’attuale struttura planetaria del Sistema Solare che
avrebbe avuto, al pari di tanti altri Sistemi nella Galassia, non una
ma ben due stelle al suo centro. Probe, ha inoltre
dimostrato che Giove possiede nubi temporalesche simili a quelle terrestri,
soltanto molto più dense.
Un altro dei compiti di Probe era, infatti,
quello di misurare accuratamente l’andamento della velocità
dei venti di gioviani. Considerato che Giove riceve soltanto il 4% dell’energia
solare che arriva alla Terra, si è dedotto, quindi, che a muovere
la meteorologia gioviana, caratterizzata da fortissimi temporali e giganteschi
cicloni (come la Grande Macchia Rossa visibile sulla superficie del
pianeta anche dalla Terra), sono il calore e l’energia che provengono
dall’interno del pianeta, piuttosto che il calore che gli proviene
dal Sole. Il calore proveniente dall’interno
di Giove spiega anche la presenza di livelli atmosferici in cui la temperatura
si aggira intorno ai 20°C. Livelli atmosferici abbastanza confortevoli,
dunque. Se
a ciò si aggiunge che alcune immagini all’ultravioletto
riprese dalla sonda GALILEO,
che ha compiuto ben 35 orbite intorno a Giove, sembrerebbero evidenziare
la presenza di composti organici complessi, sintetizzati
in un ambiente atmosferico caratterizzato da scariche elettriche temporalesche
e dalla presenza di grandi quantità di metano, ammoniaca, idrogeno
e solfuro d’idrogeno, che sono gli stessi elementi che hanno favorito
lo sviluppo della chimica organica sulla Terra,è facile comprendere
come le speculazioni d’alcuni scienziati come Carl
Sagan ed Ed Selpiter, che ancor prima di queste scoperte avevano
ipotizzato la possibile esistenza di creature viventi su Giove, non
sembrano poi così pazzesche. Rimane anche
il fatto, che l’alta atmosfera di Giove, caratterizzata da totale
assenza d’ossigeno e composti ossigenati, non è poi così
diversa da quella della Terra primordiale, in cui sappiamo essersi sviluppate
le prime forme di vita. L’unica differenza
è che sulla Terra i materiali organici, sintetizzati dai fulmini
terrestri, si accumulavano e sviluppavano in un ambiente liquido primordiale,
chiamato appunto “Brodo Primordiale”, mentre nel caso di
Giove l’unica possibilità è che questa chimica organica
si sviluppi in un ambiente atmosferico. Per forme
di vita la cui chimica organica, come nel caso terrestre, è basata
sul carbonio, però. Ma
scienziati come Carl
Sagan ed Ed Selpiter, che hanno ipotizzato l’esistenza di
creature viventi su Giove, non parlavano di forme di vita basate sul
carbonio. In realtà, non hanno mai inteso riferirsi apertamente
a nessuna chimica ben precisa, ma soltanto a forme di vita la cui chimica
è diversa da quella del carbonio. Nello specifico, questi due
scienziati, parlano di possibili creature abitanti i livelli atmosferici
di Giove in cui la temperatura è più confortevole. Tutti
gli Accademici, infatti, come anche Sagan e Selpiter, sono ben consapevoli
del fatto che intelligenze o civiltà tecnologicamente evolute
potrebbero benissimo non aver bisogno di un pianeta di tipo terrestre
per sopravvivere e nemmeno di una chimica del carbonio, che potrebbe,
per esempio, essere sostituita da una chimica del silicio. Il problema
è dato dal fatto che essendo le nostre conoscenze limitate a
quanto è successo sulla Terra, è inevitabile elaborare
le nostre teorie sulla base del modello terrestre. Carl Sagan ed Ed
Selpiter, comunque, si sono divertiti ad immaginare, su basi rigorosamente
scientifiche, creature viventi nell’atmosfera di Giove. Precisamente
in quel livello atmosferico in cui, come già detto, la temperatura
si aggira intorno ai confortevoli 20°C. Questi due scienziati immaginano
che delle vere e proprie “mongolfiere giganti” svolazzano
liberamente in questo livello atmosferico. Selpiter, addirittura, sulla
base di accurati calcoli gravitazionali, ipotizza che questi esseri
abbiano le dimensioni delle nostre grandi città. La chimica e
la fisica, in effetti, autorizzano quanto affermato dai nostri due scienziati
e questo genere di speculazioni impedisce di affermare, con categorica
certezza, che su Giove l’esistenza di queste forme vita è
impossibile. E, a proposito di speculazioni scientifiche, ricordiamo
anche la famosa “Nuvola
Nera” di Fred
Hoyle, lo scienziato
che, in un suo romanzo di matrice scientifica, ipotizza l’esistenza,
negli spazi interstellari, di creature intelligenti composte di gas
magnetizzato, che si cibano dell’energia delle stelle e comunicano
tra di loro attraverso le onde elettromagnetiche. E’ così
che comincia il romanzo: una di queste nuvolette entra nel Sistema Solare
e si dirige verso il nostro Sole per fare uno spuntino mettendo a repentaglio
l’esistenza della nostra stella e, al contempo, ogni forma di
vita sulla Terra.
“E’ netta l’impressione
che il cosmo sia nato per la vita e che le leggi della chimica e della
fisica portino inevitabilmente in questa direzione laddove esistano,
su un corpo planetario” (e in qualunque altra parte dell’universo,
dico io) “condizioni superficiali adatte, identificabili soprattutto
nella presenza di acqua liquida, indipendentemente che essa sia calda,
compressa, acida, alcalina…” scrive Cesare Guaita nella
prefazione al suo interessantissimo libro Alla Ricerca della Vita nel
Sistema Solare. “Rimane il fatto che, se il fenomeno vita
sembra destinato a prodursi immediatamente laddove esistano le condizioni
adatte, le forme morfologiche che esso può assumere sono invece
imprevedibili e fondamentalmente legate all’ambiente. Ce lo dimostrano
le straordinarie colonie di batteri e vermi tubolari scoperti sui fondali
oceanici terrestri, vicino ai famosi soffioni di acqua surriscaldata
denominati fumatori neri…”.
Lungi dall’essere un fenomeno
locale ed eccezionale, l’esistenza di numerose altre forme di
vita nell’universo sembra essere, quindi, una potenziale realtà
scientifica. Non ci resta che contemplare la potenza
del Creato e la bontà del Creatore, nella speranza che l’uomo
capisca di essere soltanto un piccolo, insignificante granellino di
polvere cosmica.
|